
Teatro
Teatro Ristori
70 minuti
Under the shade of a tree I sat and wept
di Jeton Neziraj (Kosovo)
dramaturg Greg Homann (Sudafrica)
regia Blerta Neziraj (Kosovo)
con
Gontse Ntshegang (Sudafrica), Ilire Vinca (Kosovo), Kensiwe Tshabalala (Sudafrica), Arben Bajraktaraj (Kosovo/Francia), Amernis Nokshiqi (Macedonia del Nord), Les Made (Sudafrica), Bongile Gorata Lecoge-Zulu (Sudafrica)
musiche Gabriele Marangoni (Italia)
scenografia Theun Mosk / Ruimtetijd (Paesi Bassi)
coreografia Jochen Roller (Germania)
costumi Blagoj Micevski (Macedonia del Nord)
video Besim Ugzmajli (Kosovo)
luci Vincent Longuemare (Italia)
assistente scenografo Rients Dijkstra / Ruimtetijd
assistente alla regia Gezim Hasani
direttore artistico Aurela Kadriu
direttore tecnico Bekim Korça
PR Natasha Tripney
consulenti artistici Agron Demi, Julia Wissert, Tom Mustroph, Catherine Kennedy, Riza Krasniqi
supporto alla raccolta fondi Sven Skoric
luci Mursel Bekteshi & Théo Longuemare
suono Bujar Bekteshi
coordinamento Flaka Rrustemi
guardarobiera Arbresha Caka
produzione Qendra Multimedia (Kosovo), The Market Theatre (Sudafrica), São Luiz Teatro Municipal (Portogallo), Teatro Della Pergola (Italia), Theater Dortmund (Germania), Black Box teater (Norvegia), Théâtre de la Ville (Francia)
co-produzione Mittelfest2026 (Italia)
e in co-produzione con Goethe-Institut
in collaborazione con Ruimtetijd (Amsterdam), La MaMa (New York), Gjilan City Theatre (Gjilan), Sens Interdits Festival (Lione)
photo © Majlinda Hoxha
Prima nazionale
Jeton Neziraj torna a Mittelfest con uno spettacolo che mette in crisi le nostre idee sulla verità e la giustizia e apre una riflessione sul perdono come mezzo di guarigione sociale e di liberazione. Nel 1990, mentre la guerra incombe sul Kosovo, viene lanciato un movimento per riconciliare lunghe faide sanguinose: un forum in cui le famiglie si perdonano a vicenda davanti a un vasto pubblico. Nel 1995, il Sudafrica istituisce la Commissione per la Verità e la Riconciliazione per aiutare a guarire la nazione dopo l’apartheid. Vittime e carnefici affrontano dolorose verità sui crimini del passato, creando uno spazio per la responsabilità e la rappacificazione. Se trent’anni fa si credeva che la verità ci avrebbe liberati, cosa ci libera oggi nell’era della post-verità? Quando perdoniamo, lo facciamo incondizionatamente?