mittelfest

mittelfest 2023

dal 21 al 30/7

#inevitabile

In quella babele di lingue non ci si capiva, ma si era comunque uniti da un medesimo destino.
Vasilij Grossman, Vita e destino

Coincidenze e intenzioni, signore, sono due facce dello stesso arazzo. Una delle due può essere più gradevole a vedersi, ma non si può dire che una sia vera e l’altra falsa.
Ted Chiang, Il mercante e il portale dell’alchimista

Nel cuore di un’antica città d’oriente, pare esista un luogo segreto, in apparenza un comune negozio, ma ricolmo di oggetti miracolosi: chi passa e ne sfiora veloce e distratto la porta, nulla vedrebbe di anomalo. Finirebbe per andare oltre. Invece il giovane viandante, privo di meta e pretese, ricco solo del suo tempo e della sua curiosità, che può vagabondare affamato per il reticolo intricato delle vecchie strade, avrà la fortuna di varcarne la soglia. Allora il proprietario canuto, un alchimista, gli mostrerà, forse, quel suo strano specchio, che impera al centro della stanza. L’occhio attento del viandante ha già notato la bizzarria del suo riflesso. Non di uno specchio si tratta, bensì di un portale degli anni. Dal lato destro della cornice, gli viene detto, si vede quello stesso luogo tra vent’anni. Dal lato sinistro, invece, si trova quello stesso luogo vent’anni fa. Chiunque può attraversare il portale, per il futuro come per il passato. Il viandante, sedotto dalla sua irrefrenabile curiosità, lo varca da destra, per cercare il sé stesso del domani. Cosa gli riserverà la vita? Esisterà ancora, sarà ricco o condannato a mendicare? Il giovane troverà sé stesso, più anziano e facoltoso, pronto ad accoglierlo con generosi consigli e meditati silenzi. Quando, inquieto e sbalordito, tornerà dal portale, il viandante riprenderà il consueto corso del suo tempo: rischierà, sopporterà, gioirà, faticherà, fino a diventare un mercante facoltoso ed esperto, ricco di una sapienza che sa dispensare consigli e giusti silenzi. Solo allora tornerà al portale, non più per attraversalo, ma per ringraziarne il misterioso alchimista, soddisfatto di come è arrivato al termine della vita: sente di averla condotta con saggezza, ma non sa se per le sue scelte o per il destino inevitabile.

Il nostro tempo, se guardato all’indietro, si stende lineare e sicuro, come il filo tessuto dalle Parche latine, o dalle Norne germaniche, le arcane filatrici degli intricati eventi umani. Qualsiasi fatto si rivela come un momento inevitabile di un’unica e lunga storia. Tanto vale per la vita di ognuno di noi, singolarmente, tanto vale per quella di tutti. Allora, vuol dire che le scelte che compiamo non sono tali, perché determinate da un destino già dato? Scivoliamo veloci, quali palline su un piano inclinato, dritte verso una meta che non è possibile scansare? E se, a pochi passi dall’arrivo, qualcosa accadesse e il corso degli eventi mutasse? Se una delle palline sbalzasse via dal piano, sarebbe anche questo un fatto inevitabile?

Giunti, come annotava Italo Calvino nella sua sfida al labirinto, “nella fase dell’industrializzazione totale e dell’automazione”, siamo forse costretti ad agire simili ad automi, a sottostare agli implacabili meccanismi dell’algoritmo di turno, a compiere passi inevitabili in un mondo in cui “le macchine sono più avanti degli uomini e le cose comandano le coscienze”? Quale è il margine dato ancora alla scelta decisiva, a quella capace di cambiare l’andamento di un meccanismo che sembra immutabile.

Come il viandante che attraversa il portale degli anni, o come chi è in cerca di risposte per il proprio avvenire, dal disegno dei tarocchi e dalla voce suadente del cartomante, la visione di un remoto futuro, lì ferma davanti a noi, per quanto a prima vista sembri chiara e definita, resta però ingannevole, perché nulla svela del lungo cammino che serve ad arrivarci. Guardata da lontano e isolata dal resto, la meta di un futuro distante, che sia seducente o terribile come la fortuna dei tarocchi, può apparire tanto definita quanto inevitabile. Eppure, non appena si rientra nel labirinto degli eventi, ecco che i suoi tratti tornano a confondersi. Ci si ritrova di nuovo ad adagiarsi o a combattere con le decisioni prese e mancate, non sapendo mai se, nel bene o nel male, il punto d’arrivo che ci attende sia o non sia inevitabile. Chissà, forse ogni destino è una scelta.

Giacomo Pedini, Direttore Artistico.