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Queen Lear

  • Teatro Ristori Cividale del Friuli Italy (map)
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(Italia)..(Italy)


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di Claire Dowie da Shakespeare

musiche originali di Enrico Melozzi

ideazione di Francesco Micheli

regia Nina’s Drag Queens

produzione Aparte Soc. Coop., Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano, Teatro Metastasio di Prato

Teatro, Tragicommedia musicale

Durata: 120'

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by Claire Dowie after Shakespeare

original music Enrico Melozzi

artistic direction Francesco Micheli

directed by Nina’s Drag Queens

production Aparte Soc. Coop., Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano, Teatro Metastasio di Prato

Theater, Musical tragi-comedy

Duration: 120'

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Queen Lear è un dramma musicale en travesti ispirato a Re Lear di Shakespeare e portato ai nostri giorni. La storia viene infatti calata in una realtà vicina, dove i castelli sono monolocali e le brughiere ospizi, dove la pazzia è demenza senile e le guerre si combattono a colpi di citazioni pop. In questo mondo, come grandi squarci, si aprono le visioni epiche della vecchia “regina”. 

Si raccontano le vicende di Lea Rossi, emigrata durante gli anni ’70 nel Regno Unito, dove ha aperto un negozio di giocattoli, la cui insegna recita “Lea R”. Ora il tempo è passato ed è tempo di chiudere l’attività. Alle prese con il decadimento fisico e la senilità, si scontra con le tre figlie e la fedele amica Kent, che cercano di prendersi cura di lei. Ma pure in questo contesto più quotidiano lo spettacolo affronta temi importanti e scomodi come la vecchiaia, l’integrazione, la malattia e la morte, uniti al racconto di un dramma familiare che riflette quello di una società disgregata, nella quale i padri lasciano in eredità ai figli un futuro più incerto e cupo di quello che hanno ricevuto.

Diretto e interpretato dalle Nina’s Drag Queens, una compagnia composta da attori e danzatori che hanno trovato nel personaggio drag queen la propria chiave espressiva, nato da un’idea di Francesco Micheli, scritto dalla drammaturga inglese Claire Dowie e musicato dal compositore italiano Enrico Melozzi, Queen Lear si pone come spettacolo popolare e alto al tempo stesso. Una messa in scena che prende forza dalle contaminazioni tra i generi: la musica classica dialoga con composizioni musicali originali, pop e elettroniche; i blank verse si trasformano in poesie, rap, melologhi e canzoni.  E la maschera eclettica ed eccessiva della drag queen è la chiave perfetta per una declinazione contemporanea del fool shakespeariano. “Il nostro lavoro assomiglia a quello del clown: indossiamo un costume, una maschera di trucco, andiamo a toccare la comicità, spesso rischiamo il ridicolo. Ma, come accade per la vera clownerie, non si tratta solo di questo: una Drag Queen, per come la intendiamo noi, deve poter far ridere, sì, ma anche emozionare, turbare, e perché no, commuovere”, spiegano le protagoniste. 

Nina’s Drag Queens è una compagnia composta da attori e danzatori che hanno trovato nel personaggio Drag Queen la propria chiave espressiva.

Nasce nel 2007 a Milano, presso il Teatro Ringhiera, da un’idea di Fabio Chiesa, e sviluppa un proprio stile sotto la direzione artistica di Francesco Micheli. Partendo dal genere della rivista e dell’happening performativo, approda sempre più a uno specifico teatrale, spostando parte della ricerca sulla rivisitazione di grandi classici: il primo esperimento in questo senso è Il giardino delle ciliegie rilettura en travesti del capolavoro di Cechov.

Così si raccontano: “Lavoriamo per associazione di idee, per costruzioni di immagini che dialogano con altre immagini. Il playback e il citazionismo si trasformano così nel nostro mezzo espressivo, la voce di altri artisti nella nostra voce, fatta di frammenti. È un procedimento ironico, che nega sé stesso, che è sempre, anche, portatore di un punto di vista su quello che rappresenta. Non rappresentiamo tanto il femminile, quanto la forma del femminile, l’immagine della donna prima che la donna, cercando di afferrarne le piccole e grandi frenesie, gli eccessi, il sentimento nascosto. E se prendiamo in giro la purezza di quel sentimento, è per renderlo ancora più visibile sulla scena, per renderlo vero. Le drag queen abitualmente si esibiscono come soliste con numeri in playback, o come presentatrici e animatrici in serate di cabaret e varietà. Noi abbiamo sempre lavorato invece su un’idea di gruppo, di coro, e su una specificità teatrale”.

www.ninasdragqueens.org

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Queen Lear is a musical drama en travesti based on Shakespeare’s King Lear and given a familiar contemporary setting. Castles become bedsits, heathlands are hospices where madness is senile dementia and the weapons of war are pop music quotations. The fabric of this world is torn apart by the epic visions of the old “queen”. 

The story revolves around Lea Rossi, who emigrated to Britain in the 1970s and opened a toy shop under the sign “Lea R”. The years have passed and the time has come to close it down. Struggling with physical decline and senility, Lea clashes with her three daughters and loyal girlfriend Kent, who try to take care of her. But even in this everyday setting the production addresses important and uncomfortable subjects such as ageing, integration, illness and death, while recounting a family tragedy that reflects that of a disintegrating society in which parents leave their children a darker, more uncertain future than the one they inherited. 

The work is directed and performed by Nina’s Drag Queens, a company of actors and dancers who find their best expression in the character of the drag queen, from an idea that came to Francesco Micheli, and written by English dramatist Claire Dowie; the music is by Italian composer Enrico Melozzi. Queen Lear sets out to have both popular and highbrow appeal. It draws strength from genre cross-pollination – classical music enters into dialogue with original pop and electronic music compositions; blank verse is turned into poetry, rap, melologues and songs. And the eclectic, exaggerated mask of the drag queen is the ideal vehicle for a contemporary version of the Shakespearian fool. “Our work is similar to that of a clown – we wear a costume and a mask of make-up, we do comedy, we often verge on the ridiculous. But, as with real clownery, there’s more to it than that: a drag queen as we understand it has to be funny but should also excite, disturb and – why not – move an audience,” the players explain. 

Nina’s Drag Queens is a company of actors and dancers who find their best expression in the character of the drag queen.

They came together at the Teatro Ringhiera in Milan, in 2007, from an idea by Fabio Chiesa, and developed their style under the artistic direction of Francesco Micheli. Starting from the review and happening performance genre, they have honed their own specific type of theatre, focusing some of their exploration on revisiting the classics – the first such experiment was a reinterpretation en travesti of Chekhov’s The Cherry Garden

The players themselves say this: “We work by association of ideas, the construction of images that interact with other images. Playback and quotations become our means of expression,  the voices of other artists in our voice, made up of fragments. It’s an ironic procedure, it denies itself, it’s always the bearer of a viewpoint on what it’s representing. We don’t represent the feminine so much as the form of the feminine, the image of the woman before the woman, trying to grasp her frenzies, big and small, her excesses, her hidden sentiment. And if we make fun of the purity of that sentiment, we do so to highlight it on stage, to make it real. Drag queens usually perform as soloists doing numbers in playback, or as presenters and hosts at comedy and variety shows. But we have always worked on the idea of a group, a chorus, a specific theatrical identity.”

www.ninasdragqueens.org

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Sissignora!
Later Event: July 17
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