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Mudimbi

  • Piazza Duomo Cividale del Friuli Italia (map)
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(Italia)

Michel Mudimbi, voce
Lino Emiliani (aka Dj Giovan8), console
Alessandro Bavo, tastiere e synth
Federico Bruni, batteria

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(Italy)

Vocals Michel Mudimbi
Console Lino Emiliani (aka Dj Giovan8)
Keyboards and synthesizer Alessandro Bavo
Drums Federico Bruni

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“Con il suo mix di reggae, hip hop e video LOL sui social, Mudimbi è un caso unico in Italia: un rapper senza gioielli che ama gli scherzi, e non fa finta di essere un gangster”, scrive Rolling Stone su uno dei più interessanti esordienti d’Europa. Al Festival di Sanremo del 2018, Mudimbi ha avuto uno straordinario successo vincendo il Premio Assomusica

“Fino a poco tempo fa non credevo di avere nessun particolare talento (e non so ancora se questa cosa faccia più ridere o piangere)” dice Mudimbi. Prende il diploma alla scuola serale (“è stata una gran fatica”) soprattutto per dare ascolto alla mamma. Lavora come elettricista nei cantieri, come commesso in un supermercato e come meccanico in un’officina. Finché un giorno non si presenta dal suo capo e gli dice: “Mi licenzio per fare musica. Voglio essere felice e qui non lo sono.” Il suo primo album è Michel, ironico e a tratti politicamente scorretto. “La musica di Mudimbi è un inno alle cose non dette e al coraggio di cercare la felicità, un raggio di originalità nella palude della monotonia”, scrive La Stampa.

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“With his mix of reggae, hip hop and LOL video on social media, Mudimbi is a unique case in Italy: a rapper with no jewellery who loves jokes and does not pretend to be a gangster”, writes Rolling Stone about one of the most interesting European new arrivals.  At the 2018 Festival di Sanremo, Mudimbi made a splendid breakthrough by winning the Premio Assomusica

“Until recently I didn’t think I had any particular talent (and I still don’t know if that’s funny or sad)”, says Mudimbi. He finished the night school (“it was a great effort”) mainly because his mother insisted.  He worked as an electrician on building sites, as a shelf-stacker in a supermarket and as a mechanic in a garage. Then he went to his boss one day and said: “I’m quitting to make music instead. I want to be happy and here I am not.” His first album was Michel, an ironic and politically incorrect release. “Mudimbi's music is a hymn to unspoken things and the courage to seek happiness, a ray of originality in the swamp of monotony,” writes La Stampa. 

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“Sono nato e cresciuto a San Benedetto del Tronto. All’epoca ero, e sono stato per anni, l’unico bambino “marrone” che si fosse mai visto. Tutte le volte che chi non mi conosceva mi sentiva aprire bocca, e parlare in un dialetto che nemmeno mia nonna, scoppiava in una risata fragorosa, seguita da un sorriso infinto, come se il fatto che dietro alla mia tintarella ci fosse un sambenedettese fosse la notizia migliore che potessero dargli. Non so cosa dire, forse sono cresciuto in un paese magico e incantato, ma questa è stata la mia realtà. A nessuno, dietro a tutti quei sorrisi, glie n’è mai importato niente di dove fossi nato o di chi fosse mia madre. Mi prendevano per quello che ero, per il ragazzino che avevano davanti, non per la storia che avevo dietro.”

“Non mi sono posto il problema: ‘Alla gente piacerà se mischio generi diversi?’ E questo perché io per primo, negli anni, non mi sono mai posto il problema di ascoltare generi diversi. E poi siamo onesti, in questi ultimi anni, chi è che ascolta un genere? Quando eravamo ragazzini c’erano ancora gli ascoltatori settoriali: quelli vestiti larghi ascoltavano solo rap, quelli coi jeans strappati rock, quelli con la camicetta house, ecc. Ma oggi ti sfido a trovarmi qualcuno che ascolti solo un genere e nient’altro. Non esiste.”

Mudimbi

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“I was born and raised in San Benedetto del Tronto. At the time I was the only ‘brown’ child they’d ever seen there and remained so for years. Each time I opened my mouth and spoke in a dialect that even my grandmother couldn’t do, the next chap would burst into laughter, which would dissolve into a smile, as if the fact that behind my tan there was a bona fide Sanbenedettese was the best news he could hear. I don’t know what to say, maybe I grew up in a magical and enchanted land, but that was my world. Actually, in spite of the smiles, no one ever cared a toss about where I was born or who my mother was. They took me for what I was, for the kid they saw in front of them; they weren’t interested in any backstory.

“I never asked myself: Will people like it if I mix different genres? And this is because I never had any problem listening to different types of music over the years.  Honestly, who listens to just one type any more? When we were kids we still listened to music by tribe: those wearing baggy clothes listened only to rap; those in ripped jeans only had time for rock; those wearing sweatshirts listened to House, etc. But today I challenge you to find someone who only listens to one kind of music and nothing else. No way."

Mudimbi

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“Mudimbi con la sua musica porta via le preoccupazioni e le sostituisce con pura gioia. In quanto poeta, cantante e musicista è gentile e affabile, come artista è divertente nei panni di un perfetto e biondo amante italiano, un pericoloso gangster o sirena sulla spiaggia. ‘Mi piace essere strano mi fa sentire normale’, canta questo artista straordinario. Tende a migliorarsi continuamente. Cerca di acquisire nuove tecniche vocali. ‘Perché quando hai le idee ma non i mezzi vocali per realizzarle, te rode er culo,’ conclude Mudimbi.”

Dalle note del Direttore di Mittelfest

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“Mudimbi performs his great music in such a way that he takes away our troubling thoughts and replaces them with a serious joy. As a poet, singer and musician he is warm and delightful and as a performer he is hilarious, whether as a perfect blond Italian lover, dangerous gangsta cook or lovely siren on the beach.  ‘I like being strange; it makes me feel normal’, sings this marvelous artist. His mantra is continuous improvement. He has been working on extending his singing skills. ‘Because when you have the ideas but not the voice to put them into practice, you gnaw your ass’, concludes Mudimbi.

From Mittelfest director’s notes

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