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Inno all’amore..Hymn to Love

  • Teatro Ristori Cividale del Friuli Italia (map)
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(Polonia)

Ideazione, libretto e regia di Marta Górnicka
Coreografia di Anna Godowska
Musica di Teoniki Rożynek
Drammaturgia di Agata Adamiecka
Allestimento di Robert Rumas
Burattini di Konrad Czarkowski (Kony Puppets)
Disegno luci di Artur Sienicki
Produzione di Izabela Dobrowolska, Agnieszka Różyńska
con Chorus Of Women Foundation e Teatr Polski di Poznan

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(Poland)

Concept, libretto and director Marta Górnicka
Choreography Anna Godowska
Music Teoniki Rożynek
Dramatization Agata Adamiecka
Staging Robert Rumas
Puppets by Konrad Czarkowski (Kony Puppets)
Lighting Artur Sienicki
Producer Izabela Dobrowolska, Agnieszka Różyńska
with Chorus of Women Foundation and Polish Theatre in Poznan
Performed in Polish, subtitled in Italian

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Il Coro è il personaggio principale di questo spettacolo straordinario. I componenti del Coro – maschi e femmine, giovani e vecchi, di diverse origini etniche – cantano e recitano con estrema intensità diretti da Marta Górnicka tra il pubblico. Rappresentano una società che può essere accogliente o meschina, dolce o aggressiva, straordinaria o miserabile. Górnicka esplora il potere della collettività e la sua fotografia di manifestazioni basse e patetiche è inflessibile.

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The choir is the main character in this extraordinary show. The members of the choir – male and female; young and old; of diverse ethnic backgrounds – sing and act with the greatest intensity, conducted from the audience by Marta Górnicka. They represent a society that can be welcoming or mean; soft or aggressive; impressive or miserable. Górnicka explores the power of the collective and her take on its lowest, pathetic manifestations is uncompromising. 

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“In Hymn to Love (Inno all’amore) ho composto un mostruoso ‘Canzoniere nazionale’ delle varie versioni dell’inno nazionale, di marce, canzoni patriottiche, inni religiosi e canzoni popolari, il nostro repertorio musicale condiviso, così avidamente mescolato dai rapper nazionalisti di oggi: 'questo è un giorno di sangue e gloria!

Lavorando a questo progetto ero perseguitata dall’immagine dell’orchestra del campo di concentramento che suonava marce, musica classica tedesca e arie di operette di prima della guerra. Tutti gli internati erano costretti ad accompagnarla col canto, la musica ebbe un ruolo nell’Olocausto. Esploro il modo in cui le canzoni si resero complici di omicidio.

Credo che il chorus, ritratto della comunità, possa rivelare il funzionamento dell’inconscio collettivo. Le sue canzoni mostrano l’aspetto spaventoso di una comunità tenuta insieme dall’amore per il paese, una patria fatta esclusivamente di persone simili a noi. Una patria che come una famiglia deve essere tenuta al sicuro e in purezza eliminando tutti i corpi estranei, razze, religioni, sessualità diverse. Un amore simile è la perversa realizzazione del comandamento ‘Ama il prossimo tuo come te stesso’!

‘Dovete onorarmi per le mie settantasette vittime,’ esorta Anders Breivik (dopo aver ucciso dei giovani in Norvegia). Sorridendo Breivik insiste di essere assolutamente sano, come testimonia tutta la storia della nostra civiltà. Come dobbiamo rispondere a questa logica orribile?”

Marta Górnicka 

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“In Hymn to Love, I've composed a monstrous ‘national songbook’ out of various versions of the national anthem, marches, patriotic songs, religious hymns and folk songs – our shared musical repertoire, so eagerly being mixed by the nationalist rappers of today: 'tis a day of blood and glory!

When working on this project, I was haunted by the image of the concentration camp orchestra that played marches, German classical music and tunes from prewar operettas. The inmates were forced to sing along. Music played a part in the Holocaust. I am exploring the way songs were complicit in murder.

I believe that the chorus, as a figure in the community, can show the workings of the collective unconscious. Its song exposes the frightfulness of a community bound together by love of country, of a homeland, exclusively for people like us. A homeland which is like a family that has to be kept safe and pure by eliminating all foreign bodies – other races, religions, sexualities. Such a love is a perverse fulfilment of the commandment: ‘Love thy neighbour as thyself’! 

You must honour me for my seventy-seven victims,’ Anders Breivik urged (after he killed the young people in Norway). With a smile, Breivik insists he is completely sane, as the entire history of our civilization attests. How are we to respond to this horrific logic?”

Marta Górnicka 

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“Marta Górnicka ha uno speciale potere di regista, come l’aveva il genio polacco Tadeusz Kantor. È un’artista radicale che fa appello anche al pubblico vecchio stile. È un’innovatrice appassionata che ha le sue radici nell’arte classica. È straordinariamente forte e amorevolmente dolce nel dirigere il suo coro impeccabile. Ho guardato Hymn to Love col fiato sospeso e non riuscivo a fermare le lacrime.”

Dalle note del Direttore di Mittelfest

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“As a director, Marta Górnicka has the same special power that the Polish genius Tadeusz Kantor possessed.  She is a radical artist who appeals even to old-fashioned audiences – a passionate innovator who is rooted in classical art and is extraordinarily strong and lovingly tender while she conducts her impeccable choir. I watched Hymn to Love breathlessly and couldn’t stop my tears.”

From the Mittelfest director’s notes

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“Preciso e ricco di sfumature. Arte elevata.”

Der Tagesspiegel


“…un capolavoro…”

Gazeta Wyborcza

 

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