Cultura europea, civiltà occidentale e civiltà “altre”. Nel flusso incessante della rete globale questi confini esistono ancora? Una domanda su cui Mittelfest 2010 vuole aprire alcuni spiragli di conoscenza. Il Novecento con i due conflitti mondiali, che storici come Ernst Nolte ed Enzo Traverso hanno definito “Guerre civili europee”, ha segnato un'implosione della sfera d'influenza del Vecchio Continente e il contemporaneo assurgere, per un infinito mezzo secolo, gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica a ruolo di potenze globali. Questo equilibrio che consegnava comunque il dominio del mondo a entità appartenenti all'alveo della “civiltà occidentale” si è dissolto nel 1989. Da quell'anno in particolare, insieme al crollo del Muro di Berlino cui è stato dedicata l'edizione 2009 di Mittelfest, si è assistito al prepotente insorgere di nuove potenze polititico-economiche, apportatrici di nuove culture e di diversi stilemi artistici, che mettono in discussione una supremazia occidentale non più scontata, relegando spesso a un ruolo politico di secondo piano l'Europa, pur unita e pacificata. Cina, India, paesi dell'Asia orientale, paesi di religione musulmana, hanno edificato nei fatti un nuovo universo culturale, amplificato a dismisura dai nuovi media e spesso conflittuale.
La cultura europea trae le proprie radici dal concetto classico della socratica libertà di confutazione attraverso il Dialogo, distillata da Emmanuel Kant nella sua definizione di Libertà di pensiero quale "capacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro": non più Maestri inconfutabili che tramandano sapienza da una generazione all'altra, ma il “genio” individuale che sceglie il proprio itinerario nella ricerca del Vero. Di qui la peculiarità europea di contestare convinzioni radicate, di rinnovarsi in continuazione sia nel campo della scienza sia dell'arte. Una “forma mentis” aperta e capace di accogliere culture diverse, rimodellandole. Radicalmente legato alla Cultura occidentale è il concetto di “genio” quale dèmone sovvertitore dell'ordine costituito anche in senso artistico, elemento di contatto tra Cielo e Terra, tra Ragione e Mistero, figura simbolica che raffigura plasticamente l'originaria dicotomia della cultura europea. Nietzcke nella “Nascita della tragedia” e Jean Pierre Vernant nel suo “Origini del pensiero greco” spiegano con straordinaria lucidità come essa sia bifronte, con una faccia rivolta alla luce del positivismo, della scienza, della ragione, e un'altra immersa nell'ombra dei Misteri orfici, dell'alchimia, di molti aspetti dell'Umanesimo rinascimentale, dell'occultismo dai notevoli risultati artistici come quelli di un Gurdjieff; non si parla ovviamente di tavolini a tre gambe, ma di quelle correnti esoteriche che Louis Pauwels o, con maggiore rigore storico l'italiano Giorgio Galli, individuavano come radice prima della nascita del nazismo, lugubre escrescenza nata nel cuore di un'Europa che si supponeva saldamente ancorata alla Ragione illuministica. Non siamo ancora abbastanza lontani da quelle tragedie per dichiarare ottimisticamente estinte le loro origini.
Queste caratteristiche hanno contagiato anche culture basate su tradizioni immutabili come quella cinese o indiana, le quali, nell'ultimo secolo, adottando la “trasgressione” e la reinterpretazione delle proprie tradizioni quali moduli estetici e valoriali hanno in sostanza re-indossato i panni caratteristici del Genio europeo. La libertà di pensiero, valore fondativo della cultura europea, sta influenzando, in forme diverse e con diversi gradi di immedesimazione, gli attori della nuova creatività. Società e culture che sembravano immutabili ancora nel secolo appena trascorso hanno compiuto straordinari cambiamenti, rielaborando stilemi millenari e rinnovando formule artistiche consolidate. Nuovi soggetti, nuove correnti che stanno ingaggiando una battaglia epocale in vista – questa è la speranza- di una globale libertà di pensiero oppure - questo è il pericolo- di una globale omologazione. Di quest'ultima ipotesi le culture regionali e nazionali, le koiné locali rappresentano un antidoto determinante in un confronto che è da sempre il file rouge di Mittelfest.
L'Europa, conclusa l'epoca della sua potenza politica e militare, ha subito una trasmutazione epocale, dissolvendosi nei mille rivoli dei nuovi media e della nuova cultura virtuale. Uno scenario su cui vale la pena indagare. Lo spengleriano e inesorabile Tramonto dell'Occidente si è trasmutato in un'aurora che sta premendo a un'orizzonte non ancora definito? E ancora: quanto la cultura europea attuale, quindi gli attori che le appartengono, incide nell'universo virtuale dei nuovi media, fondamentali per la comunicazione del pensiero? E' ora di ridefinire o quanto meno ripensare il concetto di relativismo culturale? E' giunto il momento per l'Europa di confrontarsi con l'”altro” svestendosi da antichi complessi di colpa?
Interrogativi che pongono una questione centrale cui sarà dedicata l'edizione 2010 del Mittelfest , ovvero una ricognizione e una rappresentazione del “Genio europeo”, delle sue radici, della sua persistenza, dei suoi nuovi attori.
Presidente Associazione Mittelfest
Antonio Devetag